Gli
Artiglieri nel 60° del disastro del Vajont
Riuscito
e significativo raduno interregionale a Longarone
Nel
quadro delle manifestazioni per il 60° anniversario del disastro del
Vajont si è inserita anche l’iniziativa di un Raduno
interregionale a Longarone per ricordare l’opera pietosa degli
Artiglieri prontamente accorsi per prestare aiuto e conforto alle
famiglie dei superstiti in quelle dolorose giornate dell’ottobre
1963.
Organizzata
dalle Sezioni di Belluno, Trichiana e Ponte nelle Alpi
dell’Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia e condotta da
Dino Bridda, vice presidente della Sezione provinciale, la
manifestazione ha visto il patrocinio dei Comuni di Longarone, Erto e
Casso, Vajont e Ponte nelle Alpi, della Provincia di Belluno, della
Fondazione Vajont e della Regione del Veneto con la collaborazione
del locale Gruppo Alpini.
Nel
piazzale antistante il Municipio sono intervenute le delegazioni di
una trentina di Sezioni An.Art.I. venete e friulane (anche quella
modenese di Zocca), di vari Comuni e di numerose associazioni
combattentistiche e d’arma. Al microfono il Sindaco di Longarone
Roberto Padrin, il vice presidente vicario nazionale degli Artiglieri
Mauro De Angelis ed il presidente provinciale Costante Fontana.
Particolarmente
apprezzata ed emotivamente coinvolgente è stata la testimonianza del
generale Agosto, all’epoca giovane ufficiale del 6° Artiglieria da
montagna che fu tra i primi ad accorrere nella notte tra il 9 ed il
10 ottobre 1963: «In quella triste notte ci fu un allarme, credemmo
fosse un allarme Nato e ci preparammo con l’equipaggiamento
d’ordinanza. Telefonicamente, però, ci dissero che era crollata la
diga del Vajont e c’erano migliaia di morti. Arrivammo a Longarone di
primo mattino per dare il cambio agli alpini dal Cadore, i primi ad
arrivare: vedemmo un paese distrutto. Scavammo sino a notte fonda nel
fango trovando corpi: era tutto un gigantesco cimitero… La mattina
dell’11 ottobre – continua Agosto – incontrai una signora di Pirago
che era sopravvissuta: il suo letto era stato travolto dall’onda e
galleggiava sul Maè. Non trovava più il marito che era con lei, la
casa era distrutta. Per trenta giorni senza sosta il nostro compito
fu di scavare e recuperare corpi. Presto dovetti chiedere soldati in
cambio perché i miei sottoposti avevano visto scene raccapriccianti.
Quei poveri ragazzi di leva dichiararono che facevano loro bere anice
e cognac portati con autocisterne… Un modo per non far pensare
all’orrore. Ricordo le cataste di legna ammassate sul Piave e sul
fango dove trovavamo i cadaveri».
Una
pergamena a ricordo dell’opera dei soccorritori del 6° Reggimento
è stata consegnata dal Sindaco all’An.Art.I. nazionale, alle tre
Sezioni bellunesi ed al generale Giampaolo Agosto, testimone di quel
tragico fatto che segnò la storia dell’intera provincia di
Belluno: «Artiglieri e alpini – ha detto il sindaco – furono i primi
ad arrivare a Longarone per aiutare la comunità a rialzarsi e
ripartire. Tanti soldati, molti giovani, sono venuti qui e ci hanno
lasciato un pezzo del loro cuore. Ricorderemo loro e tutti i
soccorritori con un grande evento in programma nei prossimi mesi».
A
seguire è stata poi consegnata una copia dell’inedito resoconto
dell’intervento di allora dell’Esercito italiano – v. IV Corpo
d’Armata Alpino al comando del generale Ciglieri – al Museo del
Vajont, al Comune di Longarone ed all’An.Art.I.
Successivamente
si è formato un corteo, al passo di marcia scandito dalla Banda
della Val Cantuna, che ha raggiunto dapprima piazzetta Urussanga per
l’alzabandiera, poi piazza Gonzaga, per deporre una corona al
monumento ai caduti, indi la chiesa monumentale del Michelucci per la
celebrazione della S. Messa. Nel pomeriggio un’altra corona è
stata deposta dall’An.Art.I. al cimitero di Fortogna in ricordo
delle vittime colà sepolte.